Trascrizione puntata con Martina Campi

14 ottobre 2013 at 1:07

Benvenuti sono Veronica Tinnirello e questo è IL RUBINO, una trasmissione dedicata alla nuova poesia italiana. Oggi parleremo di e con Martina Campi, del suo libro Estensioni del tempo e ascolteremo i brani musicali scelti dalla nostra ospite: Fiction degli XX e Reckoner dei Radiohead.

Come già anticipato oggi incontriamo Martina Campi nata a Verona nel 1978. Nel 2012 è tra i poeti segnalati al Premio Montano con la raccolta inedita La saggezza dei corpi. Nello stesso anno vince il premio Renato Giorgi con il libro Estensioni del tempo che le vale la pubblicazione con Le voci della luna editore. Si occupa insieme a Mario Sboarina di un progetto musicale autoprodotto, Memorie dal sottosuono.

 

Martina: Giorno #da La saggezza dei corpi. Abbiamo bisogno di tutto ciò che piangiamo e questa è una citazione di Jodorowsky da I Vangeli per guarire che tornerà in modo ricorrente in tutta la raccolta.

 

avremmo forse voluto spalancare (preferendo)

le braccia, tra l’oggi

e il domani di carta carbone

raccontato, necessario, riverso

mescolarci forse alla pioggia

tradurci nella luce

avvicinarci

un poco, di più, almeno

concederci un’adeguata quantità

di sguardi amorevoli

disarmare gli elefanti

credere alle mani

avremmo forse preferito, davvero

trattenere le armate

sconfinare sorrisi, a tavola

scambiarci il sale e il pane

tracciare scie di lenzuola

sul pavimento

come zattere (che ci salvano)

il mattino

e invece

da vicino

resistiamo

ad aspettarci

 

Veronica: Ciao Martina, benvenuta.

Martina: Grazie Veronica per l’invito e un saluto a tutti quelli che ci stanno ascoltando.

Veronica: Passiamo ad Estensioni del tempo, tuo lavoro più recente. Riflessione sul tempo, l’ascolto, la memoria. Evochi grandi pensatori come Bergson, Hume, Barthes, Wittgenstein, Eraclito. Una tua ouverture ad inizio raccolta riecheggia e non si rompe niente / ma tutto si trasforma. Qual’è quindi il tuo rapporto con l’eredità filosofica?

Martina: Ecco il mio rapporto ad essere onesta non è da studiosa di filosofia, da esperta di filosofi. È più che altro un utilizzo che io ne faccio per crescere come posso utilizzare per esempio le discipline orientali o le discipline latine, cioè tutto ciò che mi porta a un ampliamento di coscienza e che io vedo utile per me e per chi mi sta intorno, per la mia crescita personale. Quando magari dentro di me ci sono dei frammenti scomposti di cose strane poi apro un libro di Wittgenstein ed è messo tutto lì ordinato (ride) io mi sento guidata. Vedo queste persone come dei maestri da seguire e che poi, in un certo qual modo, senza magari che io ne sia più di tanto cosciente o non sempre cosciente s’infilano o si trovano nelle mie scritture tracce dei miei incontri o delle mie letture con questi personaggi.

 Dalla sezione Destinati a scomparire, Piano Marino. Il libro è Estensioni del tempo

 

Giotto aveva la terra sui calzari

dopo la pioggia e i mari e

le navi

 

le navi in attesa di rientrare

in porto

passeranno la notte al largo

 

Gli specchi negli ascensori

sono per sfuggirsi appena

appena un ciuffo

 

il colletto,

l’occhio che cade,

il mondo per le scale.

 

 

Veronica: Abbiamo sentito Fiction degli XX, trio indie britannico. Ne Alla ricerca del tempo perduto Proust scriveva: Un’ora, non è solo un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi. Nel tuo libro diverse sezioni ricordano l’onda, le foglie, l’ombra, le stelle, il vento. Che cos’è per te la memoria?

 

Martina: Questo tipo di memoria nel libro io l’ho inteso come simile anche a una memoria di tipo quasi cellurare. Ed è per questo che l’ho esteso alla foglia, all’onda, all’ombra e cioè una sorta di registrazione che si genera e si costituisce quasi a mia insaputa dentro queste cose e mentre io le osservo, di conseguenza dentro di me; e quindi in un certo senso contribuisce a formarmi. Questo era un po’ il punto di partenza. Poi da lì sulla memoria, appunto Proust eccetera, possiamo dire di tutto di più. Per me non contiene fisicamente le cose ma la loro essenza. Quindi qualsiasi cosa noi perdiamo, in realtà, abbiamo un luogo in cui c’è. E quindi questo libro, siccome è nato anche da un senso di perdita, anche il titolo Estensioni del tempo …ho desiderato trovare un modo, una realtà molto più vasta di quella che noi percepiamo o ci permettiamo di percepire…È stato anche un mio modo di poter permettermi di percepire una realtà molto più ampia in cui la memoria fosse viva, fosse presente, non fosse una cosa solamente legata al passato. Ma fosse una cosa che sta sulle nostre cellule, sulle cellule della foglia, in qualsiasi momento. Sono stata un anno in Kenya a visitare una foresta sacra e c’era questo albero antichissimo di quattrocento anni dove gli abitanti della foresta abbracciavano questo albero per entrare in contatto con i loro antenati, cioè per entrare in comunicazione con i loro antenati andando anche all’indietro di quattrocento anni. Lì mi sono chiesta sul tempo e sulla memoria.

 Dalla sezione I gatti lo sanno, #

 

e quindi se hai

le mani a coppetta ti

ci può piovere dentro

di tutto

 

i sassolini che ti guardi

finché camminando

scricchioli

 

lo zucchero mentre fuoriesce

dai barattoli

del mattino, lucidi

 

perché le mani

ti ricordano

quando hai nuotato

al largo, la prima volta

 

e poi lo raccontavi

 

 

Veronica: Altro motivo di ispirazione è l’universo.Ciò è particolarmente evidente nella sezione Memoria delle stelle. Scrivi: Abbiamo creato una stella / in miniatura / ben presto, essa, / ebbe compagni. E non mancano corpi celesti, pianeti, e polveri…

Martina: Eh sì.(Ride)…L’universo…sono arrivata lì, non potevo che arrivare lì probabilmente.(Ride) Nel senso che è oltre ciò cui lo sguardo non ha più un oltre, o almeno così ci sembra, data la teoria del multiverso eccetera eccetera. Volevo anche cogliere un punto di partenza per noi, come persone, come esseri umani, qualcosa da cui provenire, anche forse qualcosa a cui tornare. Per esempio noi in questo momento stiamo fluttuando attorno a una stella, ai confini di una galassia e allo stesso tempo siamo un granello di polvere che partecipa a una storia che per noi ha un’importanza che è fondamentale, no? E quindi io ho cercato la mia coscienza per arrivare a concepire una cosa di questo tipo e staccarmi dal dualismo e sentire la continuità…sentire…detto in poche parole….l’amore incondizionato.

 E quindi dalla sezione Memoria delle stelle, Cento secondi:

 

  

Continuerà ad esistere

l’universo, per almeno altri

ventotto milioni di anni

 

da vicini siamo blu,

poi ci allontaniamo

nel rosso

 

convergiamo su tavole

igienizzate quando

la luce non esisteva, ancora.

 

Per quanto possa sembrare

strano, abbiamo da imparare

che il tempo non esiste

 

è solo il dentro,

che si espande.

 

 

Veronica: Agostino disegnava il tempo con una freccia…un tempo lineare con un inizio e una fine. Le culture orientali parlano di tempo senza inizio e senza fine, invece. E anche tu hai parlato di continuità. Come hai letto prima..per te il tempo non esiste, è solo il dentro che si espande. Volevo approfondire un altro po’ questo punto di vista.

Martina: Ecco io volevo prima di tutto, magari da un punto di vista egoistico, fare esperienza di questa cosa. Perché appunto la leggiamo di qua e di là ma poi nella realtà come sentirla, come metterla in pratica e io ho voluto provare a fare questo. Poi per Agostino, l’inizio e la fine condividono la stessa natura quindi è anche un modo per caratterizzare la circolarità del tempo e un altro appunto è dire che c’è un inizio e c’è una fine. Io come ho già detto vorrei discostarmi dalla dualità ed esperire qualcos’altro che secondo me è più ampio e perciò non sottostare alle leggi causa effetto. Cioè per me il tempo non è quell’asfaltatrice che si mangia la mia vita mentre la percorro ( ride ). Io voglio vivere quest’esperienza dove tutto si trasforma, eppure restando se stesso evolve. Vorrei appunto che…insomma mi piacerebbe che tutta la conoscenza nostra occidentale di secoli potesse unirsi con quella orientale e creare veramente qualcosa in cui la persona si senta libera. Cioè io vorrei vedere che le possibilità che noi abbiamo non si esauriscono, continuano a succedere. Il tempo esiste perché a noi serve che esista per avere dei punti a cui aggrapparci, ma nel momento in cui abbiamo bisogno di qualcosa di più ampio ci accorgiamo che il tempo è uno strumento e quindi come tale mi piacerebbe trattarlo.

 Dalla sezione Gli incontri nel sole, numero 1

 

 

Perché mai cadevano le cose?

Orde di guerrieri mongoli

attaccarono Caffa.

 

Cadaveri appestati catapultati:

e la vittoria si tramutò

in un disastro

 

Lo spazio accanto

è espressione

lo stritolamento dei minuti

 

mentre crollano gli armadi

in frantumi

al pavimento.

 

  

Veronica: Questo era “Reckoner” dei Radiohead estratto dall’album In RainbowsLoredana Magazzeni nella prefazione definisce la struttura della tua opera una partitura musicale. Anche linguaggio e tessitura sintattica assumono il ritmo di uno spartito. Spazi bianchi, marcate interlinee, versi brevi, alcuni composti di un solo lemma che di colpo va a capo. Il bianco diviene così respiro, contrappunto musicale. Inoltre la prima poesia del libro è dedicata al jazzista camerunense Richard Bona, un compositore che mette insieme ritmi psichedelici alla Wheather Report e sonorità africane. Quanto la musica ha determinato il tuo lavoro?

Martina: Moltissimo. Fin da quando ho inziato a scrivere moltissimo, qualsiasi tipo di musica anche se ho poi le mie predilezioni, insomma, come tutti. Ad esempio Richard Bona, che tra l’altro ho scelto di iniziare la raccolta con questa poesia perché Richard Bona nella poesia si trova a vivere un esempio di sincronicità… Le canzoni per me sono quasi come un campo in cui immergermi e farmi sommergere. La musica è molto diretta, quindi non ha bisogno di barriere anche se le parole talvolta non si capiscono la musica arriva, comunica. Mi faccio quasi muovere talvolta da questa musica. Per questa registrazione è stato molto difficile scegliere soltanto due pezzi, (ride) tra l’altro quasi elettronici, nel senso che sono appunto su un versante, mentre poi io vario molto e sono molto legata al folk, per esempio a Jason Molina. Questo è tutto per dire che per me è inscindibile da me la musica, e per questo anche che talvolta porto la mia poesia in giro con la musica con questo progetto che si chiama Memorie dal sottosuono in cui la musica non è il classico tappeto che accompagna la poesia ma è proprio parte integrante. Le parole si fondono, si confondono, creano delle strutture insieme alla musica. E questo per me e per Mario Sboarina con cui siamo partiti poi dopo si sono aggiunti Valentina Gaglione, Fabio Fanuzzi, Michele Petrucci che hanno aderito con grande amore e passione al progetto è molto importante, moltissimo. Una volta la poesia veniva accompagnata dalla cetra. Noi cerchiamo di recuperare quella tradizione però allo stesso tempo farla nostra, con la nostra identità di adesso. Quindi è una ricerca particolare a cui io tengo molto. Sono due cose distinte, il momento creativo, poetico e il momento in cui poi andiamo e facciamo la memorie dal sottosuono. Tuttavia sono altrettanto importanti per me.

Veronica: Siamo arrivati al termine della nostra puntata. Vi ricordo il libro di Martina Campi Estensioni del tempo edito da Le Voci della luna e che per ulteriori dettagli potete consultare il sito martinacampi.wordpress.com e seguire le attività del suo progetto poetico musicale su memoriedalsottosuono.wordpress.com. Invece potete ascoltare il podcast della puntata e leggerne la trascrizione nel nostro sito www.ilrubino.it e scrivete a info@ilrubino.it

 

Grazie Martina.

Martina: Grazie Veronica, grazie al Rubino, grazie a tutti voi che avete ascoltato.

Veronica: Grazie a Simonluca Laitempergher per tutta l’assistenza tecnica e un grazie a voi per averci ascoltate.